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Avatar di Eleonora C. Caruso

Grazie per la citazione! Dirò una giga mega imbarazzante banalità: dipende da caso a caso. Se la realtà per cui facciamo beneficienza fatturi o meno è sicuramente un buono spartiacque, ma ci sta che non sia l'unico. Il settore culturale è povero rispetto ad altri (anche se non in modo assoluto, come qualcuno vorrebbe far credere) ma è anche particolarmente complesso per tante ragioni, quindi no, non penso che fare cose gratis sia "parte del problema" a prescindere. Dipende da quali, quante, quando, per chi sono quelle cose, e a che scopo. O almeno, questo è quello che penso io.

Avatar di Barbara Businaro

Grazie di aver scritto quello che da un po' mi gironzola nella mente, domande comprese, anche se ancora non abbiamo le risposte. Sono anch'io una privilegiata in fondo, ho un altro lavoro, che ho pure cambiato (con stipendio inferiore) per avere più tempo per leggere e scrivere, pensa che sciroccata! Ho già fatto l'errore trent'anni fa di trasformare una passione, l'informatica, in una professione. Entusiasmo all'inizio, ora solo pesantezza. Con i libri e la scrittura non voglio fare lo stesso errore. A quarant'anni, dopo un brutto periodo di ospedali, ho aperto un blog e ho riversato lì le mie energie. Mi costa 400 euro all'anno, ma non ci sono né pubblicità né collaborazioni, che rischiano di stringerti un cappio al collo e toglierti tutta la libertà. Ce l'ho da dieci anni, con buoni risultati in letture, meno sui social (da informatico, posso dire che i social non hanno la benché minima etica con la quale è stata creata la rete internet). Prima di aprirlo ho ricevuto consigli gratuitamente, e adesso "passo il favore" quando qualcuno mi chiede consiglio. Lo scopo della rete è sempre stato questo: condividere la conoscenza, sharing is caring, senza chiederne un pagamento in cambio, certi che la condivisione è un bene per tutti. La gratuità rovina il settore editoriale? Uhm, anche le recensioni a pagamento, quelle di scambio sui social, le critiche edulcorate, i consigli troppo interessati, gli scrittori che si propongono come editor professionali, le agenzie di stampa nel sottoscala, l'editoria a pagamento quando si trucca da altro. Il blog mi costa tanto, non è un lavoro, sono decisamente in perdita. Mi dico che se fumassi spenderei di più e mi farebbe pure male. I libri no, i libri non fanno mai male, anzi. Ma proprio perché il mio blog è gratuito, non ho niente da perdere o da guadagnare e quindi sono libera in quello che ci scrivo. Forse siamo dei moderni Robin Hood, che cercano di riequilibrare, a loro modo, le disuguaglianze di questo mondo. :)

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