L’Indie e le Fiere
Prepararsi all'inferno
Ah! Eccoci qua!
Lo sentite quel profumino nell’aria? Quel sentore polveroso, con lievi note minerali e metalliche? Qualcosa di nuovo. Di molto nuovo. Come un bel libro appena stampato.
Sissignore, siamo in quel periodo dell’anno in cui il Salone del Libro è ormai alle porte e siamo prontǝ a far partire il conto alla rovescia, mentre mettiamo mano agli ultimi preparativi.
Ma mancano ancora venti giorni!
Incorretto: mancano SOLO venti giorni.
Benvenutǝ nel concetto di relatività del tempo che cambia le sue carte tra l’essere unǝ semplice ospite e l’essere un espositore.
Una relatività che non vale solo per il Salone (perché le fiere di settore sono tante e varie, gasp!).
Quello che segue vuole essere un piccolo assaggio di quella che solitamente è la routine di unǝ autorǝ indipendentǝ che decide di scendere in prima linea e partecipare a una fiera.
L’autorǝ indipendentǝ è quella specie che si accolla tutte le rotture di cazzo che, solitamente, in una casa editrice verrebbero smezzate tra le varie figure che ne fanno parte.
Tutto comincia al mattino, quando si alza dal letto e prende le goccine.
Scegliere di partecipare a una fiera di settore, non significa aprire le finestre al nuovo sole e pensare: questo week-end c’è Librosi Pulciosi, adesso mi iscrivo e mi prendo un banchetto.
Se tutto va bene (e la fiera è molto piccola) magari se la cava con una pianificazione di minimo quattro/cinque mesi. Ma quando si tratta di fiere medio-grandi e grandissime (ciao, SalTo) si pensa di anno in anno (ǝ più skillatǝ stilano un calendario).
Chi deve partecipare quest’anno, credetemi, sta già pensando a cosa porterà l’anno prossimo e a come potrà migliorare quella che è stata l’organizzazione per l’edizione corrente.
Ma se ancora la devono fare?!
Eheh, carǝ voi, per questo servono le goccine.
Una volta che l’Indie decide di partecipare a una fiera, monitorerà i bandi. Ovviamente, deve stare sul pezzo perché nelle fiere non c’è posto per tuttǝ, quindi presa la decisione: occhi aperti e click pronto per iscriversi appena se ne ha la possibilità (in molti casi i posti finiscono subito), e sghei sulla carta per l’acconto.
Fatto questo… LET THE DRAMA BEGIN!
Perché adesso l’Indie si splitta, fa la mitosi come le cellule e compila un elenco con tutto quello che dovrà fare e tutti gli aspetti che dovrà considerare.
No, non può delegare a nessuno (chi se l’accolla st’accollo? ǝ partner non valgono, hanno un contratto di schiavitù).
Ha voluto essere indipendente? Gli hanno mollato la bicicletta coi pedali duri. Dai, che è tutta ginnastica!
La prima cosa da decidere è: che libri porto?
Perché non sempre si ha l’occasione di poter esporre l’intero catalogo (soprattutto se ha scritto un’enciclopedia in trentaquattro volumi – se è unǝ Indie Romance potrebbe averlo fatto!), o anche i mezzi materiali per portare tutti i libri (se stampa con Amazon gli arrivano i piombi).
Verrà effettuata una selezione: di sicuro ci saranno le novità, poi i cavalli di battaglia (quelli che fanno fare gli sghei) e infine le rimanenze (perché se le deve levà dai coglioni1. Lo spazio in cantina serve per le bottiglie di vino e per i cadaveri deǝ suoǝ nemicǝ).
Contestualmente organizza i preordini. E lì sì, che può estenderli a tutta la sua produzione, anche ai libri che non rientreranno nella selezione finale: perché sono vendite già fatte e sono quelle che aiuteranno a coprire una parte dei costi (almeno, così funziona per me, di solito – raga, vendo più di preordini che in fiera, ma io in fiera so ‘na pippa).
Ora però è il momento di vedere i gadget.
Se voi siete addentro al mondo degli Indie Romance questa parte la conoscerete molto bene, perché è quella che accompagna prevalentemente la nostra produzione. Le lettrici di Romance (femminile sovraesteso di proposito) sono abituate che daglǝ Indie saranno sommerse di sciocchezzuole carine associate ai romanzi: possono essere cose piccine made in Grandi Negozi Che Vendono Online Dall’Oriente oppure cose commissionate in maniera artigianale, segnalibri, cartoline. E infine le cose più ricercate e più richieste: gli spray edges.
Tranquillǝ però, perché tutta questa parte di lavoro si ridurrà drasticamente uscendo dal campo del Romance. Negli altri generi, la cura del gadget è meno preponderante fino a scomparire del tutto. Al massimo si tratterà della stampa di un segnalibro o di un bigliettino da visita (fortunatǝ!).
Bene.
Ora che l’Indie sa cosa portare e di quali gadget rifornirsi, tocca pensare all’allestimento del proprio spazio.
Essendo che l’Indie è unǝ mortaccionǝ poverǝ in canna, non può permettersi di chiamare un allestitore e mollargli il lavoro (a chi non piacerebbe avere quelli che si occupano dello stand dell’Ippocampo? *-* chissà che faranno quest’anno!), deve quindi arrangiarsi e riuscire a tirare fuori il massimo dal minimo.
Osservare glǝ altrǝ può essere davvero un buon modo per iniziare a farsi un’idea. Perché, diciamocelo, chi è alle prime armi spesso si congela come il leprotto davanti ai fari della macchina: ommioddio, che devo fare?! Ho tutto questo spazio, come lo uso?! Mi servono gli stand, mi serve qualcosa per coprire il tavolo, mi serve qualche decoro! Panico, panico, panico!
Spesso si tende a prendere troppe cose per poi rendersi conto che non funzionano (hello, it’s me! Ma tranquillǝ, niente andrà perduto: è tutta esperienza, torneranno utili la prossima volta).
Io ho trovato delle buone idee guardando le artist alley alle fiere del fumetto.
Certo, ciò che esponiamo ha un “peso” completamente diverso (un’illustrazione non peserà quanto un libro di 300 pagine), ma le griglie espositive erano perfette anche nel mio caso in cui potevo sì piazzarci dei libri, ma anche esporre le cartoline.
Regola d’oro: ottimizzare lo spazio; se non ti puoi allargare, vai in verticale.
Perché tutto dipende molto anche dallo spazio che l’Indie ha a disposizione. In alcune fiere potrà avere un metro, un metro e mezzo anche due, un tavolo intero solo per sé. Ma in altre avrà a disposizione solo quattro metri quadri da dividere con altrǝ sette colleghǝ (Eccoci! Lo stand del Romance MM, Pad2 F113 vi aspetterà al SalTo!), in quel caso ogni cosa andrà rivalutata in gruppo e le dinamiche saranno completamente diverse. Da un lato YAY!, perché l’Indie avrà trovato altrǝ Indie con cui smezzarsi l’organizzazione; dall’altro GNIII!, la selezione di cosa portare diventerà ancora più dura.
Ma è così che piace a noi Indie: vivere le fiere una botta di ansia alla volta.
L’ultimo passo sarà pensare a come portare tutto in loco (e anche portarselo via, ma l’Indie spera sempre di vendere il più possibile e di essere molto più scaricǝ di quando è arrivatǝ – anche per questo, dovrà valutare bene quante copie portare, al di fuori dei preordini. Lì dovrà decidere se essere: ottimista, realista, pessimista).
Se l’Indie vive in zona sarà avvantaggiatǝ e ridurrà le spese (se è motorizzatǝ), altrimenti dovrà mettere in conto gli spostamenti, l’alloggio e come far arrivare il materiale senza caricarselo in spalla e morire schiacciatǝ.
Consiglio: il carrellino pieghevole è un must have. Non tutte le aree fieristiche sono dotate di questi meravigliosi aggeggini che li aiuteranno a portare le loro scatole da una parte all’altra. O, se ne avranno, saranno molto pochi… e loro molto tanti.
Soprattutto, se la fiera è il Salone del Libro, si troveranno a macinare chilometri tra la macchina e lo stand. Carrellino. Forever.
Il giorno dell’allestimento, assieme a tutta la roba da esporre, l’Indie più espertǝ saprà anche di dover già portare la scorta di vivande da lasciare lì (soprattutto se la fiera è articolata su più giorni). Perché non è un Lepisma saccharina e gli serve un po’ di sostanza per sopravvivere: quindi via a pacchi di bottigliette, snacks, ecc.
Last but not least, c’è un altro aspetto di cui l’Indie deve tenere conto (e magari, se non si è lasciatǝ sopraffare da tutto il resto nei mesi precedenti, ci avrà già pensato): l’abbigliamento. Anche questo ha una sua importanza, ma possiamo parlarne un’altra volta, se vi va.
Perché sarebbe bellissimo poter andare, portare i libri e lasciare che questi si vendano da soli, ma no. Dall’altra parte del tavolo c’è l’Indie, in tutto il suo splendore e stanchezza accumulata dai mesi di preparazione. Al suo interno convive la voglia di andare in tanatosi anticipata per lo stress mentale, ma anche la carica a pallettoni perché sì, quello per cui si è fattǝ il culo è finalmente arrivato e vuole solo urlare come Godzilla ed emettere radiazioni.
Tutto questo avverrà però solo dentro di lǝi, mentre per le prime ore sembrerà lǝ bimbǝ spaesatǝ e mollatǝ al parchetto dalla mamma.
Poi si ricorderà di avere (molto) più di vent’anni e che se la deve cavare da solǝ e inizierà a prendere confidenza con il mondo che lǝ circonda e con voi.
Voi che passerete davanti al suo spazio, che siete il pubblico. Alcuni saranno amichevoli, altri lǝ guarderanno con occhio critico, e magari qualcuno contribuirà a farlǝ tornare a casa più leggerǝ. Ci sarà anche chi borbotterà: “sì, ma i self sono quelli che non ce l’hanno fatta con le Case Editrici”, ma lǝi continuerà a sorridere.
Perché l’Indie si è forgiatǝ nel fuoco di mille bestemmie.
E comunque, ha le goccine.
Cose belle fatte da altre persone
Gli amicy di Scrittori & Lettori Fantasy hanno da poco completato una doppietta di articoli su come descrivere efficacemente il potere.
Parlando di potere, non è assurdo quanto ne abbia chi scrive, nel demolirsi da sé? Chiara Beretta Mazzotta qualche settimana fa ha pubblicato una riflessione sulla scrittura e su come, a volte, chi scrive finisca per sabotarsi senza accorgersene.
La rivista “Malgrado le mosche” chiude la parentesi dei PDFB, le raccolte di racconti in .pdf, ma belli. Qua l’ultimo numero e se non lo leggete capite poco della vita.
Potreste notare esperimenti sul nostro profilo instagram. Ebbene, nonostante l’odio che la maggior parte di noi ha per la stregoneria dei video, ci stiamo applicando e studiamo, e nel caso sappiate che stiamo sviluppando una leggera ossessione per i contenuti di Federica Mentafragola. Nel caso, se vi ossessionate anche voi, teniamoci compagnia. Chi porta le ciambelle?
Non strettamente editoriale, ma collegato alla IA (un tema che ci interessa sempre, il mese scorso ne parlava giusto Linda) c’è l’articolo di Fabio Sabatini. Speriamo abbia ragione.
E poi…
Il Salone sta arrivando & altre cose di UP
Manca poco. E quest’anno abbiamo organizzato una roba che è oggettivamente molto figa, perdonateci la mancanza di modestia: si tratta di una caccia al tesoro tra i padiglioni del Salone del Libro. Per saperne di più (e iscriversi al sito, conditio sine qua non per giocare) andate su www.quest.ultimapagina.net
Fino al 30 aprile c’è una promo sui corsi dell’UP Academy: no, niente 2x1, ma vi regaliamo un anno di abbonamento a CataList se vi iscrivete a uno dei quattro corsi attualmente aperti. Per dire, se state cercando un corso per diventare editor, ne abbiamo ben due: Editing 1 (il livello base) e Editing 2 (quello avanzato).
Quanto vi fidate della vostra grammatica? Potete mettervi alla prova col test di Grammageddon.
Termine tecnico.


